Carovana in Palestina - 7 aprile
Inviato da a.s.salah il 10 aprile 2009 - 09:29
Il gruppo del centro
Oggi era il giorno in cui il gruppo del centro avrebbe dovuto tentare l’ingresso a Gaza, ma visto il diniego delle autorità israeliane la delegazione oggi è rimasta a Jayyus a vedere con i prorpi occhi le difficoltà che i contadini palestinesi hanno nel raggiungere le proprie terre al di là del muro di recinzione. Il muro Costruito nel 2002 per motivi di sicurezza in realtà ha rubato terre coltivate palestinesi non rispettando i confini del 67, che prevedevano la sua costruzione sulla green line situata 10 chilometri più indietro.
Sotto un sole a picco sulle nostre teste abbiamo percorso la strada che i contadini fanno tutti i giorni per arrivare alla porta sud, aperta per un’ora tre volte al giorno. Abbimo potuto costatare come ci avevano spiegato ieri i ragazzi del Charity center, che il pass per coltivare le terre al di la’ del muro viene concesso quasi esclusivamente a persone molto anziane. Durante la nostra sosta davanti alla porta sud, gli unici agricoltori che passavano erano vecchi su carretti trainati da muli.
Ottenere il pass dal governo israeliano non é semplice, innanzitutto non bisogna avere in famiglia persone che sono state arrestate per attivita’ politica, martiri o semplici attivisti. Inoltre gli ettari di terra posseduti dal capo famiglia vanno suddivisi per ciascun membro della famiglia, e se dalla divisione per ogni figlio risulta meno di un ettaro di terra per componente tutto il nucleo familiare non ottiene il pass. Inoltre la durata della concesione per coltivare la terra dura da tre a sei mesi, scaduti i quali, va rinnovata con un’attesa media di un mese e mezzo durante il quale non è possibile andare a lavorare.
Questi sono solo alcuni dei modi che il governo israeliano usa per umiliare e impoverire la popolazione, impossibilitata a lavorare la terra e raccoglierne i frutti e a percepire un reddito per sopravivvere. Per molti giovani, come ci ha spiegato « dall’alto del suo trattore » un rappresentante del comitato per la liberazione delle terre di jayyus, l’unica possibilita’ per costruirsi un futuro è lasciare la palestina per recarsi in europa a finire gli studi e cercare lavoro. Purtroppo solo i più fortunati riecono pero’ ad uscire dal paese, perché qualunque peoblema con la giustizia israeliana comporta il diniego di emigrare. L’ennesima riprova che la palestina è davvero una prigione a cielo aperto.
Mentre scriviamo nel giardino del charity center siamo « circondati » da decine di bambini che partecipano al laboratori di fotografia e sulle energie rinnovabili, mentre il resto del gruppo è in giro per il paese accompagnato dai tamburi della murga e dai graffitari che termineranno i graffiti iniziati ieri.
Dopo pranzo siamo andati a prendere un gelato e della frutta e il negoziante nel vederci ci ha ricordato la pesante sconfitta della partita di ieri finita 13 a 3. A quel punto è scattata la proposta per una rivincita fuori programma. I ragazzi sono scesi in campo finalmente motivati convinti delle proprie possibilità fino ad oggi inespresse. La nostra squadra ci ha fatto rivivere i fasti del calcio totale dell’olanda di Cruyff. Risultato finale a nostro favore 3 a 2, marcatori della giornata Sogliola, e doppietta di Rui « nano » Barros. Da notare la prestazione sopra le righe di Yuri che si è dimostrato un grande portatore di palla e un vero leader in campo, capace di tenere corta la squadra e dettare i tempi di gioco. I nostri sono stati semplicemente fantastici.
I vostri corrispondenti duka e tanka
Il gruppo del nord
In mattinata abbiamo attraversato la Valle del Giordano scoprendo che una vasta parte di questa area è di proprietà del Vaticano, sulla quale ci sono vari campi di addestramento dei militari israeliani.
Dalle montagne la vallata si estende a perdita d’occhio, è la terra di Palestina, ora diventata Siria, Israele, Giordania fino ad arrivare a distinguere i campi profughi del sud del Libano. Se la terra è un’unica distesa e i confini tra nazioni linee tracciate su una cartina geografica, i muri costruiti che separano una città da un’altra e una popolazione dalle sue terre risulta sempre più inconcepibile e inaccettabile!
Dopo un piacevole incontro con gli abitanti di Tubas, ritorniamo ad Al Fara per il pranzo e la squadra maschile si prepara alla partita di calcio contro una squadra locale. Dopo un primo tempo ’sotto tono’, i nostri riescono a recuperare energie e perdono soltanto 7 a 4, per ora miglior risultato della carovana. La squadra mostra bel gioco ma la scarsa preparazione atletica e il pranzo sullo stomaco impedisce la piena espressione delle potenzialità dei nostri giocatori. Emerge comunque il grande talento dei Gemelli gol-li e le discrete capacità di mister Breddy, il Mourinho de noantri! Nel frattempo sugli spalti il tifo sfrenato si divide tra cori e palloncini colorati circondato da bambini irrefrenabili, da segnalare l’improbabile gemellaggio sancito tra Roma e Milano, grazie al gesto di un Enzino che dopo qualche reticenza cede e appende con orgoglio la bandiera giallorossa. Dopo le innumerevoli foto di rito e lo scambio di medaglie e magliette, abbiamo fatto un giro per il campo profughi visitando anche un giardino pubblico, luogo di ritrovo e socialità per gli abitanti di Al Fara.
Terminiamo questo giro accolti a casa di un ex prigioniero politico, rilasciato soltanto sei giorni fa dopo cinque anni di detenzione. Ci descrive la prigione come un accampamento di tende nel deserto del Negev, ci racconta di condizioni di detenzione al limite della sopravvivenza: i prigionieri vengono contati e perquisiti quattro volte al giorno, in orari prestabiliti, sotto il sole cocente del giorno o al gelo delle prime ore dell’alba; l’acqua gli viene tolta per diverse ore nel corso della giornata; le condizioni igieniche sono drammatiche, vivono a stretto contatto con zecche e topi che causano diverse malattie facilmente trasmissibili tra loro. Ci parla di improvvisi e immotivati trasferimenti subiti dai detenuti al fine di impedire possibili legami che si potevano creare. Conquistati con le lotte ora viene negato anche il possesso di libri. Ovviamente zero avvocati, zero dottori, pochi contatti con la propria famiglia e processi già scritti. L’incontro è stato molto intenso e toccante anche per la speciale accoglienza che ci è stata riservata.
Nella serata andiamo a conoscere i membri del comitato popolare del campo profughi di Al fara. Il racconto è un fiume in piena di notizie interessanti. Nei campi profughi non esiste una minicipalità ne’ elezioni amministrative, ma solo il comitato popolare composto dai rappresentanti dei partiti politici. Il lavoro che viene fatto è esclusivamente volontario e gestisce tutto quello che rigurda la vita della comunità: dalle decisioni giuridiche alla gestione economica e sociale del campo. In questo campo di 8000 persone, sono presenti 18 villaggi cacciati dalle loro terre nel 1948 da allora nascente stato israele. Molti di questi villaggi non esistono piu’ neanche sulle mappe. E’ per questo che ogni famiglia profuga conserva e tramanda ancora la chiave della casa non piu’ propria. Lo stesso si puo’ dire per i cognomi che equivalgono al villaggio di provenienza. Uno dei grossi problemi di Al fara è il checkpoint di Nablus. Diverse volte il comitato ne ha chiesto la rimozione ma a tutt’oggi è funzionante. Recentemente diverse ragazze palestinesi sono state rinchiuse in una stanza, fatte spogliare e guardate attraverso la telecamera. Avvengono sopprusi del genere ogni giorno. La discussione è lunga anche se è tardi, si continuano a fare domande soprattutto su quello che possiamo fare noi. “Non abbiamo bisogno di soldi” - ci dicono - “ma abbiamo bisogno di gente che viene e guarda con i proprio occhi quello che succede perchè non è solo un crimine verso la popolazione palestinese ma verso tutta l’umanità”.
Team lenti e macchinosi
no border no nation stop occupation
Il gruppo del sud
Il gruppo di Deheishe si dirige nella mattinata verso i villaggi palestinesi distrutti dalla furia dell’occupazione israliana del 1948. Prima tappa Zakarria, piccolo centro abitato situato a ovest di Betlemme a circa 1 ora di distanza dal campo profughi di Deheishe. Per essere raggiunto prevede il passaggio del check-point definito “mobile” dall’autorità israeliana, ma nella realtà dei fatti ” stanziale” come ogni altro valico di guerre nella striscia medioorientale, dove siamo stati testimoni dell’ennesima sopraffazione perpetrata dalla forza militare israeliana: un anziano palestinese era stato costretto in ginocchio e circondato da 4 militari armati del solito arsenale che gli impedivano l’accesso in una terra da sempre sua.
Il villaggio di Zakarria venne attaccato da 3 gruppi paramilitari israeliani il 23 ottobre 1948 causando la morte di un abitante palestinese e più di 100 feriti. Nel giugno del 1950, a solo un anno e mezzo dall’attacco, la distruzione materiale ed immateriale della cultura locale era completata. La moschea, tutt’ora visitabile, venne mantenuta dopo l’occupazione ma trasformata in una discarica mentre l’economia fondata sulla raccolta cerealicola venne totalmente affossata. Due pozzi e 13000 ettari di territorio si aggiungono alle risorse di cui illegalmente continua ad impossessarsi attraverso la violenza di guerra lo stato d’Israele. All’oggi i profughi di questo villaggio ammontano a 1800 divisi tra i campi profughi di Deheishe e Al Arrub.
Nel pomeriggio 2 partite, una maschile contro la squadra del centro culturale Ibdaa ed una femminile con le ragazze di jerico, aspettano i carovanieri allo stadio di Al-Keder. I ragazzi hanno dato finalmente prova delle loro capacità tecnico-atletica, se bene giri voce che qualcuno durante la partita si sia infortunato inciampando in un polmone disperso sul campo. Durante il primo tempo un gol di pareggio viene annulato dall’ arbitro per fuorigioco….bah!
A metà del secondo tempo arriva il gol del pareggio, Il primo della carovana che riesce ad illudere il pubblico entusiasta per soli pochi minuti. Dopo una fase equilibrata della partita arriva il terzo gol degli avversari, piu’ che conquistato, e’ stato caratterizzato da estrema confusione in area di rigore e distrazioni arbitrali e una duplice invasione di campo. 4 a 1 e tutti a casa!
Le ragazze hanno invece stretto i denti per i primi 15 minuti tenendo una solida difesa e riuscendo a far cadere spesso le ragazze avversarie in fuori gioco. Purtroppo però anche per loro il fiato si è rivelato troppo corto ed hanno incassato 10 gol. Nemmeno la differenza di dieci anni con le avversarie ha aiutato l’esito della partita!! Ma la voglia di portare a casa per lo meno un pareggio è tanta e speriamo si realizzi nei prossimi incontri programmati per venerdi.
Stronger than a wall.
Without your freedom, we’ll never be
Workshop di musica
Si è svolta, nel campo profughi di Deishe la prima delle due giornate del workshop di musica, una delle novità di questa V edizione della Carovana incentrato sul software di produzione digitale Ableton Live. Si tratta di un programma per la creazione di musica digitale, editing, e arrangement per performance live, usato a tutti livelli, sia da principianti che in ambito professionale. Nei locali dell’Ibdaa, il Bugs Lab, il collettivo d’informatica libero del c.s.o.a. La Torre e lo Strike S.p.A, ha rimesso in piedi l‘internet point del centro culturale, ristabilendo 6 postazioni informatiche utilizzabili. 3 i laptop donati al centro per dare, nel corso dell’anno, continuità al laboratorio musicale. Al workshop, rivolto adolescenti, hanno partecipato sette ragazzi dai 16 ai 17 anni. Fra questi i Bad Luck, gruppo di giovanissimi rapper del campo di Deishe, che a loro volta curano progetti di educazione musicale interni alla struttura.Hanno supportato attivamente alla realizzazione dell’iniziativa i Ramallah Underground, formazione hip hop palestinese di fama internazionale, con cui è stato avviato un progetto di collaborazione con la Carovana da circa un anno. Tanto i Ramallah che i giovani rapper del campo sono stati invitati a partecipare sabato 12 all’evento di chiusura della Carovana, che vedrà, oltre alla loro esibizion, anche la performance del Living Theatre e della Dabka, la tradizionale danza palestinese eseguita dalla compagnia di danza del Centro.Quella del corso di musica è stata anche l’occasione ufficiale per consegnare al gruppo le copie del cd autoprodotto Ramallah Underground - Live in Roma”, concerto svoltosi nello Spazio pubblico Autogestito Strike di Roma, nell‘ambito del tour italiano del gruppo, a sostegno della campagna “Sport sotto l’assedio”.Un piccolo esperimento di autoproduzione, registrato con il marchio Creative Commons, frutto della sinergia fra il gruppo hip hop, i diversi centri sociali e realtà autogestite della città di Roma, per sostenere attivamente la scena musicale underground dei Territori Occupati. Tradotto in tre lingue il booklet del cd (italiano, inglese, arabo). 250 le copie portate in Palestina, per essere distribuite alle squadre ed alle strutture incontrate nel corso del viaggio di solidarietà.
Stay Tuned!!
Free Palestine!!
La cronaca della Carovana è tratta dal diario di viaggio pubblicato su sportsottoassedio.it.
Altri contributi su: globalproject.info.